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Serie B

Poker al Castellani: il Palermo va sotto, rimonta l'Empoli in dodici minuti e allunga in vetta

Un primo tempo da 0‑0 con un palo e una traversa di Vavassori, poi il rigore di Saporiti che sembra la solita beffa. Invece no: Pohjanpalo al 57', Palumbo al 65', Johnsen al 69', e la partita è girata. Popov la riapre dal dischetto — su un penalty parato da Fortin e fatto ripetere dal VAR — e Cassandro la chiude all'88' con il suo primo gol in rosanero. Finisce 2‑4, sono 16 punti in sei giornate, e il Südtirol secondo è a quattro lunghezze.

Video: Empoli FC · YouTube

Ci sono partite che si vincono due volte: la prima quando le giochi meglio dell'avversario, la seconda quando te ne accorgi anche dal tabellone. Al Castellani, tra l'una e l'altra, passano cinquantasette minuti, un palo, una traversa e un calcio di rigore contro.

Poi il Palermo segna tre gol in dodici minuti, e a Empoli finisce 2‑4.

Un tempo intero a bussare

Si riparte dopo la sosta da capolisti, e dall'altra parte c'è un Empoli che ha appena cambiato guida: in panchina debutta Matteo Andreoletti. Inzaghi risponde con Fortin tra i pali, Cassandro, Bani, Ceccaroni e Augello dietro, Segre e Ranocchia in mezzo, e davanti Vavassori, Palumbo e Johnsen alle spalle di Pohjanpalo.

Il primo brivido, a dire il vero, è loro: all'8' Popov stacca di testa e prende la traversa. Da lì in avanti, però, il campo pende da una parte sola. Il Palermo tira da ogni posizione — sedici conclusioni nella prima mezz'ora abbondante — e trova sempre qualcosa in mezzo: i guantoni di Seghetti, un piede, un legno. Vavassori colpisce il palo al 20' e la traversa al 44'; Pohjanpalo, al 33', si divora il vantaggio al termine dell'azione più bella della partita.

Si va al riposo sullo 0‑0, con quella sensazione che ogni tifoso conosce a memoria: quando ne sbagli così tante, di solito poi la paghi.

Il rigore, e la risposta

E infatti. Al 50' un pallone sbatte sul braccio di Ceccaroni in area: l'arbitro Marinelli viene richiamato dal VAR, va a rivederla e indica il dischetto. Saporiti trasforma. 1‑0 per l'Empoli, che fin lì aveva tirato in porta una volta.

È il momento in cui una squadra normale si innervosisce. Questa no. Sette minuti e Bani — un difensore centrale — mette in mezzo un pallone teso: Pohjanpalo brucia Magnino sul tempo e da due passi fa 1‑1. Al 65' Palumbo entra in area e scarica un sinistro sotto la traversa che piega le mani a Seghetti: 1‑2. Al 69' è ancora Palumbo a portare su la ripartenza e ad aprire per Johnsen, che di prima intenzione, col destro, la mette sul palo lontano: 1‑3.

Dodici minuti. Dal 57' al 69' il Palermo si prende tutto quello che il primo tempo gli aveva negato, con gli interessi.

Il rigore parato, anzi no

Finita? Non ancora, perché questa partita ha deciso di non risparmiarci niente. Al 75' Ranocchia trattiene Shpendi in area: giallo e secondo rigore. Dal dischetto va lo stesso Shpendi e Fortin lo para. Si fa in tempo a esultare, poi il VAR richiama di nuovo: Ranocchia è entrato in area prima della battuta, si ripete. Stavolta calcia Popov, e al 79' è 2‑3.

Inzaghi cambia mezza squadra in un colpo solo — dentro Hernani, Mazzitelli, Estévez e Gabrielloni, poi Peda per blindare — e il Palermo fa la cosa più intelligente: non si abbassa. All'88', su un calcio d'angolo per l'Empoli, la palla torna fuori e parte il contropiede: Gabrielloni lo guida e serve Cassandro. Il tiro trova una deviazione di Cauz e scavalca Seghetti. 2‑4, primo gol in rosanero per il terzino, e stavolta è finita davvero.

Cosa resta

Restano i numeri, che oggi parlano da soli: trentaquattro conclusioni, tre legni, quattro gol. E restano quelli della classifica: sei giornate, cinque vittorie e un pareggio, 16 punti, ancora imbattuti. Il Südtirol fa 0‑0 in casa con l'Ascoli e resta a 12: sono quattro punti di margine. Il Mantova, fermo a 11, gioca domani a Catanzaro.

A fine gara Inzaghi ha tenuto a frenare chi parla di fuga, e ha ragione lui: a ottobre non scappa nessuno. Ma c'è un dettaglio che non sta nei numeri. Con il Padova eravamo andati sotto e l'avevamo ribaltata; oggi siamo andati sotto fuori casa, dopo aver sbagliato l'impossibile, e l'abbiamo ribaltata di nuovo, più in fretta e con più gol. Comincia a non essere un caso: è un'abitudine.

Sabato prossimo si va a Mantova, in casa di una delle due che ci inseguono. Ci si arriva da primi, con quattordici gol fatti e la convinzione che andare in svantaggio, per questa squadra, sia soltanto un altro modo di cominciare.