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Due minuti. Tanto dura l'illusione di una serata tranquilla al Barbera, nel giorno di Ognissanti, con 28.917 persone sugli spalti e la capolista che riceve una squadra in piena zona play-out. Poi c'è un calcio d'angolo di Costa, c'è Brighenti dentro l'area piccola che colpisce al volo di destro, e il Vicenza è avanti. 0‑1, e lo stadio deve ricominciare da capo.
Lo fa, e alla fine ne esce la serata di Dominic Vavassori. Ma prima bisogna attraversare un primo tempo che di facile non ha niente.
Quarantacinque minuti in salita
Inzaghi rimette dentro Segre e Hernani dopo il turnover di Pisa. Davanti a Perin la linea è Cassandro, Peda, Ceccaroni e Augello, con Bani e Pierozzi fuori dopo gli infortuni dell'Arena; Segre e Ranocchia in mediana, Vavassori, Hernani e Johnsen alle spalle di Pohjanpalo. Il Vicenza di Gallo si mette a cinque in mezzo al campo, lascia davanti Morra e Merkaj, e con il gol in tasca non si limita ad aspettare.
Al 9' serve Augello per salvare sulla linea quello che sarebbe il raddoppio. Al 20' Merkaj ci va di nuovo vicino, al 35' Pietrelli calcia da dentro l'area e Perin risponde presente. Il Palermo gira, conquista angoli, ma alla porta di Gagno arriva poco e male.
Quando finalmente il pallone entra, al 36', il VAR richiama tutti: Johnsen è in fuorigioco, gol annullato. Pochi minuti dopo il norvegese si prende anche un giallo per proteste. Sembra uno di quei primi tempi che ti restano sullo stomaco. E invece proprio allo scadere il Palermo si butta dentro con tutto quello che ha: Costa e Bellemo murano Vavassori sulla linea, il pallone resta lì, e Johnsen stavolta è in regola. 1‑1, settimo gol in campionato. Si va negli spogliatoi con un'altra faccia.
Sette minuti, e tocca a lui
La ripresa dura sette minuti prima di cambiare padrone. Il Palermo recupera e riparte: Pohjanpalo fa il regista e serve Segre, Segre lancia Vavassori, Vavassori batte Gagno. 2‑1 al 53': una ripartenza da manuale, dopo un primo tempo passato a rincorrere.
Il Vicenza non si arrende. Perin deve chiudere il primo palo su Caferri al 55', Gallo pesca dalla panchina Rauti, poi Corazza e Moncini; gli risponde Inzaghi con un triplo cambio, dentro Mazzitelli, Estévez e Gabrielloni, poi Gomes e Magnani per mettere al sicuro il finale. Il Palermo ha due occasioni per chiuderla: Vavassori calcia alto dall'area, Johnsen manda fuori di poco. Il 2‑1 resta lì, fragile come tutti i 2‑1.
Fino all'85'. Vavassori prende palla, supera Brighenti, supera Papetti e la mette sul palo lontano. 3‑1, stadio in piedi, partita finita. Nel recupero Gabrielloni sfiora persino il poker, ma non serve più. È la seconda doppietta in campionato per Vavassori, dopo quella al Padova: stesso stadio, stessa storia di una squadra che va sotto e si fa trovare da lui.
Più sei
I numeri, stavolta, fanno quasi impressione. Ventisei punti in dieci giornate: otto vittorie, due pareggi, ancora nessuna sconfitta. Cinque partite in casa, cinque vittorie. Ventiquattro gol fatti, il miglior attacco del campionato.
E il turno ha dato una mano anche altrove. Modena e Mantova si fermano a vicenda sull'1‑1, l'Ascoli non va oltre lo 0‑0 ad Arezzo: il vantaggio sulla seconda passa da quattro a sei punti, con il Modena a 20, l'Ascoli a 19 e il Mantova a 18. Dietro, a quota 15, si ammucchiano Verona, Avellino, Benevento e Pisa. Il Vicenza resta a 9, quartultimo.
Il prossimo esame è il più serio di questo inizio di stagione, ed è dietro l'angolo: venerdì 6 novembre alle 20:30, al Del Duca, c'è l'Ascoli terzo in classifica e con la miglior difesa del torneo, appena sei gol subiti in dieci giornate. Quattro giorni. Il primo tempo di ieri sera è da lasciarsi alle spalle; il secondo, da portarsi in valigia.