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Lo chiamavano scontro diretto, e alla vigilia lo era davvero: la prima contro la seconda, sedici punti contro quattordici, l'unica altra squadra del campionato che non aveva ancora perso. Al Martelli il Palermo ci arriva con il rispetto che si deve a chi ti sta col fiato sul collo. Ne esce con tre punti, la porta inviolata e un margine che adesso si conta su una mano intera.
Mantova 0, Palermo 2. E il Mantova, per la prima volta in stagione, perde.
Un tempo a tenere botta
Inzaghi non cambia l'abito: Perin tra i pali, Cassandro, Bani, Ceccaroni e Augello dietro, Segre e Ranocchia in mezzo, Vavassori, Palumbo e Johnsen a sostegno di Pohjanpalo. Dall'altra parte Modesto si affida a Ruocco davanti, con Bragantini e Ilie a girargli intorno.
E il primo tempo è loro, almeno per intensità. Il Mantova parte forte, calcia da fermo e in movimento, e Bani deve fare gli straordinari: al 21' stende Bragantini al limite e si prende un giallo che gli costerà mezza partita in punta di piedi. Alla mezz'ora Kouda pennella un tiro a giro che Perin va a cercare con la punta delle dita e manda in angolo. Poco prima dell'intervallo Ruocco, da due passi, non trova la porta: è l'occasione più grossa dei padroni di casa, ed è lì che una partita del genere può prendere un'altra strada.
Il Palermo, intanto, aspetta e punge. Bardi blocca un colpo di testa di Palumbo su sponda di Pohjanpalo, poi ferma Johnsen da distanza ravvicinata. Si va al riposo sullo 0‑0, e il pareggio, per come s'è messa, non è un cattivo affare.
Il guizzo di Segre
Il secondo tempo racconta un'altra storia. Il Mantova ha speso tanto, il Palermo comincia a tenere palla più in alto, e la partita si sposta metro dopo metro verso la porta di Bardi. Cassandro ci prova e calcia largo, poi al 62' arriva il momento. Palumbo si libera e tira, Bardi respinge corto, e sulla ribattuta c'è Segre, che da pochi passi non sbaglia. 0‑1.
È il suo primo gol con questa maglia, e lo si capisce da come corre ad abbracciare tutti: un mediano che segna in uno scontro al vertice vale doppio, perché è il premio a chi fa il lavoro che non si vede.
Da lì Inzaghi gestisce. Dentro Estévez per Ranocchia, poi Gabrielloni e Hernani per Pohjanpalo e Johnsen, infine Peda e Mazzitelli per Segre e Palumbo. Il Mantova si sbilancia, con Gliozzi e Cajazzo a dare peso là davanti, e all'83' Gliozzi approfitta di una palla persa a centrocampo: Perin è lì e para. È l'ultimo brivido.
Hernani chiude, la classifica parla
Perché tre minuti dopo è il Palermo a punire un errore. All'86' la difesa biancorossa si inceppa, Hernani — entrato da nove minuti — raccoglie e col sinistro la mette sul palo lontano, dove Bardi non arriva. 0‑2, anche per lui il primo sigillo in rosanero, e nel settore ospiti del Martelli si fa festa fino al fischio finale di Zufferli.
I numeri, adesso, fanno impressione: sette giornate, sei vittorie e un pareggio, 19 punti, sedici gol fatti e sette subiti, ancora nessuna sconfitta. Il Mantova resta secondo a 14; dietro, Pisa e Modena a 13, mentre il Südtirol crolla 3‑0 a Castellammare e si ferma a 12. A fine gara Inzaghi ha riconosciuto che nel primo tempo la squadra ha dovuto soffrire, e ha invitato tutti a non guardare la classifica ma la prossima partita.
Ha ragione, e non solo per scaramanzia. Domenica al Barbera arriva la Carrarese, e tre giorni dopo c'è già la trasferta di Pisa, in un turno infrasettimanale che mette di fronte la prima e la terza. Ma intanto, a Mantova, il Palermo ha fatto una cosa che fanno le squadre grandi: ha vinto una partita che non ha dominato. Con Empoli si era vinto rimontando, qui si è vinto aspettando. Sono due modi diversi di dire la stessa cosa.