Video: Palermo F.C. · YouTube
Si riconosce una squadra da come esce dalle domeniche storte. E questa, per un'ora buona, è una domenica storta: piove sul Barbera, il pallone corre più della gente, e il Padova che nessuno voleva incontrare gioca la partita che aveva in testa da giorni.
Finisce 2‑1. La firma è tutta di Dominic Vavassori, il cognome è quello che da oggi il Barbera canta.
Sette minuti, un gol annullato e poi ridato
Inzaghi perde Strefezza alla vigilia e non stravolge niente: davanti a Fortin, ancora lui tra i pali, mette Pierozzi, Bani, Ceccaroni, Augello, in mezzo Ranocchia, Segre e Palumbo, e un tridente con Johnsen, Vavassori e Pohjanpalo. Il Padova di Antonio Calabro arriva con Moro e Seghetti davanti e la faccia di chi non è venuto a fare la comparsa.
Al 7' succede tutto in una volta: Luca Moro serve Christian Pastina, la palla finisce alle spalle di Fortin, l'arbitro Di Bello annulla per fuorigioco, il VAR lo richiama e il gol viene concesso. 0‑1. Trentamila persone passano dall'esultanza al silenzio e poi di nuovo al boato, ma al contrario: è uno di quei momenti in cui lo stadio si accorge che sarà una giornata lunga.
E lunga lo è. Il Palermo prova a schiacciare, il Padova si compatta e riparte, il campo bagnato perdona poco. Per trentasette minuti il primo tempo rosanero è tutto pressing e niente lucidità: si concede troppo, si costruisce a fatica.
Il 44' che cambia l'umore
Poi, quando l'intervallo è già in vista, arriva la palla che aspettavamo. La lavora Dennis Johnsen, che di questi tempi è il rosanero con la testa più alta di tutti, e la appoggia a Vavassori: destro, Sorrentino battuto, 1‑1. Si va negli spogliatoi con il conto pari e la sensazione di essere rimasti in piedi per un pelo.
Nella ripresa smette di piovere, e non è un dettaglio: il pallone comincia a stare dove lo si mette. Il Palermo entra in campo con un'altra andatura, spinge, assedia, sbaglia. Calabro tiene la sua squadra dentro la partita con ordine, e per mezz'ora il Barbera è una domenica che non si sblocca.
L'83' di Vavassori, e Carissoni fuori al 90'
All'83' ci pensa ancora la stessa coppia. Ancora Johnsen a inventare, ancora Vavassori a chiudere: stavolta è un destro potente, di quelli che non si parano, e Sorrentino può soltanto guardarlo entrare. 2‑1, doppietta, Barbera in piedi.
Il Padova si sbilancia, e al 90' Lorenzo Carissoni stende proprio Vavassori lanciato verso la porta: rosso diretto, fallo da ultimo uomo. Gli ultimi minuti sono amministrazione e applausi — 29.194 spettatori, un altro dato che questa città continua a scrivere come se fosse normale.
Cosa resta, prima della pausa
Resta che il Palermo è ancora imbattuto: cinque giornate, quattro vittorie e un pareggio, 13 punti, primo posto da solo davanti a Südtirol e Mantova, che dietro corrono forte. Resta un Padova che se ne va da Palermo con sette punti e la certezza di non essere una vittima designata.
Ma soprattutto resta il modo. Ad agosto, ad Arezzo, l'avevamo vinta al 96'. Ad Avellino l'avevamo raddrizzata in tre minuti. Oggi siamo andati sotto in casa, sotto l'acqua, contro una squadra che difendeva bene, e l'abbiamo ribaltata senza mai dare l'impressione di scomporsi. Non è la squadra più bella che il Barbera abbia visto: è una che sa anche soffrire, ed è una novità a cui vale la pena affezionarsi.
Ora c'è la sosta per le nazionali — Pohjanpalo vola in Finlandia — e si riprende il 10 ottobre a Empoli. Da capolista.