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Trentatremilacentonovantasei. Il numero va scritto per esteso, perché è quello il primo dato della serata: 33.196 persone dentro il Renzo Barbera, più di quante ne avesse mai contate lo stadio nella sua nuova vita, oltre il record della gara col Modena della scorsa stagione. Il resto — i tre gol, il primo posto, i brividi del secondo tempo — arriva dopo. Prima c'è quel muro di voci che alle 20.30 di lunedì sera si accende e non si spegne più.
Palermo-Sampdoria 3‑1. Tre vittorie in tre giornate, nove punti, la vetta della Serie B tutta per sé.
Nove minuti e il Barbera è già in piedi
La Sampdoria di Corradi parte meglio, con la maglia storica della Sampierdarenese addosso e la voglia di sbloccare una stagione nata storta: Henderson e Sinani provano da fuori, il pallone finisce sempre altrove. Poi il Palermo alza la testa una volta sola, e la partita cambia.
Al 9' il cross arriva da sinistra, dal piede di Tommaso Augello — l'ex, proprio lui. Pohjanpalo non ci arriva, ma da dietro si inserisce Gabriel Strefezza, che di prima intenzione infila Vindahl. Uno a zero, e il boato che se lo aspettava tutta la settimana.
La gioia dura dodici minuti. Al 21' Strefezza si ferma da solo, si porta la mano dietro la coscia e alza il braccio: problema muscolare, dentro Vavassori. Segna e se ne va, la beffa più antica del calcio.
Il Palermo però continua a spingere. Johnsen è ovunque: al 29' si gira in area e sfiora il palo, al 31' si presenta davanti a Vindahl che stavolta gli dice di no. Sul ribaltamento Tutino ha la palla dell'1‑1 e la spara fuori. E il calcio, quando decide, è spietato: al 33' una rimessa laterale lunghissima di Augello viene deviata in area da Di Pardo, il pallone finisce sui piedi di Joel Pohjanpalo, che si gira in uno spazio che non c'è e batte Vindahl. Due a zero.
Il quarto d'ora in cui torna la paura
Nell'intervallo Inzaghi manda dentro Antonio Palumbo al posto di Hernani, e sarà la mossa che decide la serata. Ma prima bisogna passare dai dieci minuti brutti.
La Samp rientra con un altro passo. Al 55' Henderson sfiora il gol da fuori, al 58' un retropassaggio sciagurato di Pierozzi regala il pallone a Tutino: Perin devia in angolo. Al 63' succede quello che il Barbera temeva: Tutino serve Verschaeren, il belga davanti a Perin colpisce la traversa, e sul rimbalzo il più svelto è Roberto Insigne, che appoggia dentro. Due a uno, e per un quarto d'ora lo stadio trattiene il fiato.
Inzaghi cambia — Cassandro ed Estevez per Pierozzi e Ranocchia — e il Palermo si aggrappa alla partita. Johnsen ha ancora due palloni per chiuderla, Vindahl si oppone; all'87' il portiere danese vola anche sul colpo di testa di Gabrielloni. La Sampdoria cala di gambe ma non smette di crederci.
Palumbo al 94', e la classifica cambia faccia
Finisce come doveva finire. Novantesimo più quattro: Johnsen si accende un'ultima volta sulla sinistra e serve Palumbo, che non sbaglia. Tre a uno. Secondo gol consecutivo per il centrocampista, e la certezza che stavolta non ci sarà nessun finale da mangiarsi le mani.
Al fischio finale la classifica racconta una cosa che a Palermo non si vedeva da un pezzo: nove punti, primo posto solitario, Mantova, Südtirol e Ascoli inseguono a sette. Tre vittorie nelle prime tre giornate — un avvio così, secondo le statistiche riprese dagli addetti ai lavori, il Palermo non lo faceva dai tempi della Serie A di Guidolin.
Inzaghi lo dice davanti ai giornalisti con l'aria di chi ha contato i giorni: «È più di 3mila giorni che il Palermo non era in vetta in Serie B». E poi frena: «Dobbiamo ancora migliorare». Sulla serata: «Dopo il 2‑0 eravamo frenetici, abbiamo preso il 2‑1 ma poi abbiamo saputo reggere bene». Sul pubblico, una frase che vale il record di spettatori: «È dall'anno scorso che siamo in debito con questa gente».
L'unica ombra è l'infermeria. «Sono preoccupato per gli infortuni, più che di Strefezza per Hernani», ha spiegato il tecnico, rimandando agli esami del giorno dopo. Dalla parte blucerchiata restano invece le proteste per la direzione di Marchetti, con il fallo di Palumbo nel finale finito al centro delle moviole.
Ma sotto la Curva Nord, ieri sera, non si discuteva di moviole. Si guardava la classifica, quella vera, con il Palermo scritto in cima e nessun altro accanto. Per una settimana almeno, è tutta roba nostra.