Rimonta da playoff: il Catanzaro cade al Barbera, Pohjanpalo mette il sigillo

Redazione LBS

Il Palermo saluta il Barbera in regular season con una vittoria che non cambia il mondo, ma cambia l’umore. E in questa fase, prima dei playoff, non è un dettaglio da poco. Contro il Catanzaro finisce 3-2, dopo una partita strana, sporca, piena di errori e fiammate. Una di quelle gare che sembrano amichevoli per ritmo e poi, all’improvviso, diventano montagne russe senza cinture di sicurezza.

L’avvio è da mani nei capelli. Il Palermo parte anche con qualche buona intenzione, ma al 3’ si fa male praticamente da solo: Pittarello approfitta di un errore rosanero e porta avanti il Catanzaro. Una doccia fredda, l’ennesimo promemoria: questa squadra, se si distrae, sa trasformare anche una partita gestibile in un rompicapo da Settimana Enigmistica.

La reazione però arriva. Al 15’ Johnsen trova il pareggio con una giocata pulita, entrando in area e piazzando il pallone sul secondo palo. Primo gol in rosanero e segnale importante, perché il Palermo aveva bisogno anche di alternative credibili, non solo dei soliti noti a cui chiedere sempre di tirare fuori il coniglio dal cilindro.

Quando la gara sembra poter girare, però, arriva un’altra sbavatura. Al 32’ il Catanzaro torna avanti ancora con Pittarello, bravo a colpire al volo dopo una giocata costruita sulla sinistra. Difesa rosanero troppo leggera, troppo distratta, troppo gentile. E nel calcio essere gentili va bene solo quando restituisci il pallone dopo un infortunio, non quando devi marcare in area.

Nella ripresa il Palermo cambia passo. Non diventa improvvisamente una macchina perfetta, sia chiaro, ma mette più pressione e più presenza. Al 54’ arriva il 2-2 con l’autogol di Nuamah, episodio fortunato ma non casuale: se attacchi l’area, se crei confusione, se costringi l’avversario a difendere correndo all’indietro, qualcosa può succedere. E infatti succede.

Da lì la partita si apre definitivamente. Il Catanzaro resta vivo, il Palermo prova a spingere, il Barbera accompagna con quella sensazione lì: non sarà la gara della vita, ma perderla o pareggiarla avrebbe lasciato un sapore fastidioso. Il finale premia i rosanero. All’86’, dopo revisione al VAR per un tocco di mano in area, Pohjanpalo si presenta dal dischetto. E quando va lui, più che un rigore sembra una notifica di pagamento già autorizzata. Palla dentro, 3-2, partita ribaltata.

È una vittoria in rimonta, ed è questo il punto più importante. Non una prestazione da incorniciare senza se e senza ma, perché gli errori ci sono stati e pure belli vistosi. Ma è una vittoria di carattere, di nervi, di insistenza. Il Palermo cade due volte e due volte si rialza. Alla terza, invece, colpisce.

Le conseguenze in classifica

Il successo contro il Catanzaro porta il Palermo a quota 72 punti e conferma il quarto posto, con i playoff ormai non solo certi ma anche da preparare da una posizione favorevole. Il Catanzaro resta quinto, e questa partita rischia di essere stata più un antipasto mentale che un semplice incrocio di fine regular season.

La promozione diretta è già sfumata, inutile continuare a fissare una porta chiusa sperando che si apra per educazione. Adesso il Palermo deve ragionare da squadra da playoff. E nei playoff non basta avere il nome, il pubblico, il centravanti forte e la rosa profonda. Serve cattiveria. Serve lucidità. Serve non regalare gol come se fosse beneficenza calcistica.

La vittoria del Barbera lascia due messaggi. Il primo è positivo: il Palermo ha risorse, ha qualità e ha un centravanti che anche quando la partita puzza di trappola riesce a trovare il modo di lasciare il segno. Pohjanpalo è sempre più il riferimento, l’uomo che sposta il peso delle partite, quello che quando il pallone brucia sembra divertirsi invece di tremare.

Il secondo messaggio è un avvertimento: certi blackout difensivi nei playoff si pagano carissimi. Contro il Catanzaro è andata bene perché il Palermo ha avuto tempo, episodi e forza per ribaltarla. Ma quando arriveranno le partite vere, quelle senza appello, concedere due vantaggi all’avversario sarà come presentarsi a un duello con la pistola scarica.

Il Barbera, però, resta un fattore. Anche in una partita non perfetta, anche in un pomeriggio pieno di sbavature, il Palermo ha trovato energia, spinta e risultato. Ora bisogna trasformare questa rimonta in benzina, non in alibi.

Perché i playoff non perdonano chi si specchia. Premiano chi morde. E se il Palermo vuole davvero prendersi la Serie A, deve fare una cosa semplice solo a dirsi: smettere di complicarsi la vita e iniziare a complicarla agli altri.