
Il Barbera ruggisce ancora: Cesena piegato, Pohjanpalo firma il 2-0
Il Palermo fa il Palermo. E già questa, dopo certi pomeriggi in cui sembrava servisse il manuale d’istruzioni per capire cosa volesse essere questa squadra, è una notizia. Contro il Cesena, al “Renzo Barbera”, i rosanero vincono 2-0 una partita che non andava soltanto giocata: andava chiusa, gestita e pesata. Missione compiuta.
La partenza è quella giusta, di quelle che il pubblico capisce subito. Il Palermo entra in campo con l’atteggiamento di chi non vuole concedere ossigeno all’avversario e dopo pochi minuti trova il vantaggio con Joel Pohjanpalo. Il finlandese, ormai più sentenza che centravanti, colpisce ancora: pallone buono, movimento da attaccante vero, porta bucata e Cesena costretto subito a rincorrere.
Il vantaggio dà ai rosanero la possibilità di mettere la gara sul binario preferito: meno frenesia, più controllo. Il Cesena prova a rimanere dentro la partita con ordine, ma senza riuscire davvero a far tremare il Barbera. E quando una squadra viene a Palermo con l’idea di resistere, ma davanti trova uno come Pohjanpalo, il rischio è sempre lo stesso: puoi anche reggere per lunghi tratti, poi alla prima crepa paghi il conto. E il conto, di solito, non prevede sconti.
Nella ripresa il copione non cambia nella sostanza. Il Palermo non straborda, non si mette a fare il circo — e forse è meglio così — ma resta dentro la gara con maturità. Al 71’ arriva il secondo morso di Pohjanpalo, doppietta personale e partita indirizzata definitivamente. Due gol, tre punti, altro timbro pesantissimo. In una Serie B in cui spesso basta un mezzo calo per ritrovarsi nel frullatore, il Palermo stavolta tiene dritta la barra.
Non è stata una vittoria da fuochi d’artificio, ma è stata una vittoria da squadra adulta. E a questo punto della stagione, tra una giocata spettacolare e tre punti messi in cassaforte, scegliamo la seconda tutta la vita. Anche perché i fuochi d’artificio sono belli, ma in Serie B spesso ti scoppiano in mano.
Le conseguenze in classifica
Il 2-0 al Cesena pesa eccome. Il Palermo sale a quota 68 punti e blinda il quarto posto, quello che vale l’accesso diretto alle semifinali playoff. Tradotto: non è ancora il paradiso, ma almeno si evita un pezzo di purgatorio. E in un campionato così, saltare un turno può valere quanto un gol segnato al 95’.
La promozione diretta resta distante quattro punti, quindi il sogno non è morto. Però va detto con onestà: adesso non basta più guardare solo dentro casa propria, serve anche che davanti qualcuno rallenti. Il Palermo, intanto, ha fatto il suo. E non era scontato, perché queste sono le partite in cui il rischio di scivolare sulla buccia di banana è sempre lì, con il sorrisetto cattivo.
La nota più importante, però, è un’altra: questa squadra continua a dare segnali di solidità. Dopo settimane in cui ogni risultato sembrava dover diventare un referendum su ambizioni, carattere e tenuta mentale, la vittoria contro il Cesena certifica che il Palermo è ancora pienamente dentro la corsa che conta.
Pohjanpalo è il volto della giornata, inevitabilmente. Ma il messaggio è collettivo: il Barbera resta un fattore, il gruppo c’è, la classifica sorride e il finale di stagione va giocato senza calcolatrice in mano e senza paura addosso.
Perché il Palermo non deve limitarsi a difendere il quarto posto. Deve usarlo come pedana. La Serie A, se vuoi prenderla, non ti viene a bussare alla porta. Devi andartela a cercare. E magari, ogni tanto, sfondare pure il campanello.

