
Padova-Palermo 0-1, il Palermo non muore mai: Bani al 93’ firma tre punti da squadra vera
A Padova è arrivata una vittoria di quelle che pesano più della prestazione estetica, più dei discorsi da salotto e perfino più delle gambe stanche. Il Palermo ha espugnato l’Euganeo per 0-1 con il guizzo di Bani al 93’, al termine di una partita sporca, nervosa, complicatissima, giocata per oltre un’ora in inferiorità numerica dopo l’espulsione di Rui Modesto al 25’. E proprio per questo il successo ha un valore enorme: quando tutto sembrava apparecchiato per uno 0-0 amarognolo, i rosanero hanno tirato fuori l’unica cosa che in certi snodi della stagione conta davvero, cioè la fame.
La cronaca racconta di una gara in cui il Palermo ha dovuto soprattutto resistere. L’espulsione di Rui Modesto, arrivata dopo revisione VAR, ha cambiato faccia al match e ha costretto la squadra di Inzaghi a una lunga sofferenza. Il Padova ha spinto, ha provato a far valere uomo in più e fattore campo, ma il Palermo è rimasto aggrappato alla partita con ordine, spirito di sacrificio e quella testardaggine che ogni tanto era sembrata smarrire nei momenti più delicati della stagione. Poi, nel recupero, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, è arrivata la zampata di Bani: 0-1 e settore ospiti in delirio.
Ed è qui che sta il punto vero. Questa non è stata soltanto una vittoria esterna: è stata una dichiarazione di resistenza. Perché il Palermo, dopo aver dato spesso l’impressione di complicarsi la vita da solo, a Padova ha mandato un messaggio diverso. Ha detto che questa squadra non molla mai. Ha detto che anche quando la partita si mette male, anche quando il cronometro corre contro, anche quando sembra che il massimo possibile sia portare a casa un punticino, c’è ancora benzina mentale per andarsela a prendere. E in un campionato come la Serie B, dove il confine tra slancio e crollo è sottilissimo, questa è una qualità che può cambiare il senso di una stagione.
Il gol di Bani, allora, vale più dei tre punti. Vale come simbolo. Vale come immagine di un gruppo che non si è staccato dalla partita e non si è staccato da sé stesso. È il tipo di episodio che può ricompattare un ambiente, restituire convinzione e rimettere in moto anche chi magari iniziava a sentire addosso il peso del fiato corto. Inzaghi dopo la gara ha parlato proprio di una squadra che non ha mai mollato: ed è difficile trovargli torto, perché vincere così, in dieci, al 93’, non è fortuna. È ostinazione.
Guardando alla classifica, quel colpo di Padova ha avuto un effetto chiarissimo: ha tenuto il Palermo pienamente dentro la corsa alta. Oggi i rosanero sono quarti con 65 punti dopo 34 giornate, alle spalle di Venezia a 72 e della coppia Monza-Frosinone a 69. Tradotto: il blitz dell’Euganeo non è stato un episodio romantico buono solo per gli highlights, ma un risultato che ha consentito al Palermo di restare agganciato al treno che conta, senza far scappare definitivamente chi sta davanti.
Certo, non basta una serata eroica per cancellare tutti i difetti. Il Palermo continua ad avere momenti in cui si inceppa, si sporca da solo le partite e si espone a sofferenze evitabili. Ma proprio per questo la vittoria di Padova va letta come un segnale prezioso: questa squadra ha ancora dentro qualcosa di vivo, qualcosa che rifiuta la resa. E in fondo i campionati si decidono anche così, con le partite vinte male, all’ultimo respiro, con un difensore che si traveste da centravanti e ribalta una giornata che sembrava persa.
A Padova il Palermo non ha semplicemente vinto. È risorto. E quando una squadra riesce a risorgere mentre tutti la immaginano già piegata, allora vuol dire che il carattere c’è davvero. Bani ci ha messo la firma. Il resto lo ha fatto l’anima.

